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quella "Sinistra" senza identità che ricambia tinta a ogni stagione

Last Update: 12/12/2009 12:44 AM
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Giuria Speciale



12/7/2009 4:13 PM
 
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… ora il “viola” intonato alle tristi litanie e tetre decorazioni funerarie del Pd








Più che il fumo delle barricate
qui s’avverte l’incenso dei funerali

di Gianni Pennacchi


Roma, 7 dic - Guardavano i vip nostrani accalcati nel retropalco di San Giovanni e sorridevano, i corrispondenti stranieri non affiliati a Repubblica. Ignazio Marino con la sciarpetta viola annodata alla fighetto, Tonino Di Pietro con uno sciarpone da montanaro d’un viola scuro e quasi nero, Giovanna Melandri con la pashmina di seta in viola tenue con riflessi cremisi. Antoinette Nikolova, corrispondente di una tv bulgara, ha sorriso: «Potranno riutilizzarla ancora, perché da un po’ di tempo il viola è di moda, è fashion».
Ma il vostro cronista pensava alle sciarpette, i foulard, le camiciole e le pashmine ciclicamente sfoggiate dalla bella Giovanna. Ne dovrebbe avere una collezione ormai. Anche un foulard arancione. Che forse aveva dai tempi degli orange people di Rajneesh, ma lo esibiva con felice orgoglio nella stagione del risveglio democratico in Ucraina. Ma a quanti colori ormai s’aggrappa, la sinistra nostrana? Forse troppi, sta rischiando l’esaurimento della tavolozza cromatica. E come è giunta al viola?

Che il purple sia trendy è vero, con la voglia d’America e di Democrat Party che tira da noi, Michelle Obama detta la linea anche nel colore. Ma credete che sia la first lady Usa ad aver ispirato gli organizzatori del «No-B Day»? È assai improbabile. Soprattutto perché la scelta del viola non l’hanno fatta i quattro blogger sedicenti «autonomi», «germinati spontaneamente» in Rete, bensì Tonino, che è il vero padre padrone della manifestazione di sabato così come del marchio e dello slogan: è lui che sin da aprile, cinque mesi prima che fiorisse il gruppo organizzatore «senza partito», ha tinto di viola il suo sito lanciando il «No-B Day». Tant’è che ora, il viola non è più soltanto il colore dei giustizialisti ma anche del popolo di sinistra e dei suoi illuminati dirigenti.

E pensare che cantavano Bandiera rossa la trionferà. Anzi, prima ancora venivano dal nero. La bandiera nera è stato il primo vessillo della rivoluzione proletaria, sventolava sulle barricate della Comune di Parigi nel 1870 prima di venir soffocata nel sangue. Quando anarchici e socialisti si divisero nella prima Internazionale, il nero rimase agli anarchici, i mazziniani presero il verde e i marxiani adottarono il rosso. Simbolo di lotta e di sangue anche questo, ci mancherebbe. La mitologia vuole che già Spartaco agitasse una tunica inzuppata nel sangue per sollevar gli schiavi di Roma.

Tant’è che dall’Ottocento sino alla caduta del Muro di Berlino (ed oltre, in verità), rosse erano le bandiere, i garofani, le rose nel pugno, le cravatte e i fazzoletti al collo, il 1° maggio e le ricorrenze civili, dalle parate sotto il Cremlino sino ai comizi a San Giovanni, compresi i funerali di Togliatti e Berlinguer.
Han sempre avuto bisogno di un colore, a sinistra. E sarà che il rosso si faceva ormai stantio e un po’ abusato - ce l’avevano tutti, anche i socialdemocratici, pure i pompieri, persino i bagnini innalzano la bandierina rossa quando c’è burrasca - han preso a cercarne di nuovi e alternativi, che facessero dimenticare la falce e martello indissolubilmente legata al rosso. L’arcobaleno della bandiera delle pace resiste ancora, anche se ha perduto per strada la colomba bianca al centro disegnata da Picasso. Sette colori insieme, è quella classica. I nostri se li son fatti tutti, anche separati.

Dell’arancione a sostegno della rivoluzione aranzhivy ucraina nel 2004, abbiamo già accennato, quelli lottavano per avere libere elezioni e i nostri li sostenevano con fazzolettini e pashmine. Subito riposti nel cassetto quando il blu pesante di Mosca scese a rimettere ordine nella Repubblica sorella. E il rosa, dimenticate il rosa innalzato e sbandierato in difesa dell’altra metà del cielo? È stato un tripudio di fiocchi e golfini rosa, tutto aveva da essere rosa anche per i bravi maschietti di sinistra, le quote rosa, gli spazi rosa, il telefono rosa, la radio rosa, rosa di sera bel tempo si spera.

Da ultimo si sarebbero volentieri buttati sull’azzurro, se tal colore non lo avesse già monopolizzato Berlusconi. Però la voglia era così forte, che han ripiegato sul celeste appena avuta l’occasione. A dargliela son stati i calzini del giudice Mesiano. S’è aperta una cataratta celeste, eccoti Franceschini coi pedalini in tono, e dietro di lui l’intera schiera veltroniana del Pd in celeste.
Ed ora sono al viola, che per la gente di spettacolo porta maledettamente sfiga, ed anche per chi non è superstizioso è comunque un simbolo di penitenza e di mestizia. Anche in chiesa, il viola è il colore della quaresima, sta in fondo ai paramenti dopo il bianco, il rosso, il verde e l’oro, dopo il viola c’è solo il nero, che il celebrante indossa solo per i funerali. Se volete sembrare ottimisti, dite pure che alla sinistra nostrana non resta che tornare alle origini, al nero dei comunardi. Anche se, poiché a dar la linea è Di Pietro, più che il fumo delle barricate qui s’avverte l’incenso dei funerali.




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Giuria Speciale



12/7/2009 8:54 PM
 
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ecco il “viola” intonato con tristi litanie e tetre decorazioni per il funerale del Pd



Mentre oltre il 77% degli italiani riconferma Silvio alla presidenza
del Consiglio con un consenso del 68% al suo Governo
... per almeno altri 3 anni e mezzo






... Continua inesorabile lo sfascio del Pd ...




Anche la senatrice Dorina Bianchi
lascia il partito «sovietico» di Bersani


ROMA (7 dicembre) - «Il Pd è stato una delusione. Bersani è stato eletto con il mandato di rafforzare l'ancoraggio del partito alla storia della sinistra italiana, lo spazio per una presenza identitaria dei moderati cattolici si è ridotto al lumicino. Non penso che piangeranno molto per la mia uscita». Con queste parole la senatrice del Pd Dorina Bianchi annuncia il suo ritorno «a casa», nell'Udc. Intervistata dal Corriere della Sera, Bianchi definisce il Pd «vittima di una contraddizione cocente: con Bersani vorrebbe proporsi come partito riformista ma, con Franceschini e la Bindi in piazza, si ritrova ad essere un partito satellite di Di Pietro».

Bianchi spiega poi le ragioni per cui ha scelto Casini e non Rutelli: «Sono convinta che si possa e si debba collaborare con Rutelli per costruire un fronte comune dei moderati, ritengo erò che sia importante favorire l'aggregazione senza dividerci in altri contenitori. Da un anno a questa parte - prosegue - l'Udc con Casini interpreta una posizione politica innovativa che condivido pienamente. La sua bandiera non è l'antiberlusconismo: Casini propone una strategia di alternativa di governo».

Pierluigi Bersani si dice dispiaciuto per l'abbandono di Dorina Bianchi, ma la senatrice mostra di non aver accettato «la sfida» da cui è nato il Pd. «In un partito plurale - ha detto Bersani alla trasmissione In mezz'ora - ci sono sensibilità diverse e questo ci permetterà di allargare il campo». «Mi dispiace per la decisione di Dorina Bianchi - ha proseguito - ma in questa sua posizione non c'è accettazione di una sfida: avere le proprie idee ma anche di mettersi in un collettivo». «La sfida - ha aggiunto Bersani - è mettersi insieme, perchè quando si è in Parlamento si devono fare scelte per il bene comune insieme ad altri».

«Il Pd è un partito plurale. Un partito aperto a tutti coloro che hanno voglia, curiosità intellettuale di portare la loro cultura politica all'incontro, al dialogo e al confronto con le altre, per cercare insieme una sintesi». Così ha tentato di giustificare l'emorragia insanabile del Pd la neopresidente dei democratici Bindi. «Se invece si intende la propria cultura politica - come sembra fare Dorina Bianchi nella sua intervista di oggi al Corriere - in modo identitario, se non si ha lo spirito per cercare quella sintesi allora si possono compiere altre scelte ma non si deve darne la responsabilità al Partito», ha aggiunto la Bindi.



Fonte -
















continua ...

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Giuria Speciale



12/8/2009 1:27 PM
 
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il “viola” è intonato per le tristi litanie e tetre decorazioni al funerale del Pd



Mentre oltre il 77% degli italiani riconferma Silvio alla presidenza
del Consiglio con un consenso del 68% al suo Governo
... per almeno altri 3 anni e mezzo












In crisi l’antimafia di “Repubblica”
Lino Jannuzzi


Roma, 8 dic (Velino) - La bomba Spatuzza non è esplosa. È successo proprio come quella volta dell’attentato allo stadio Olimpico, con l’auto imbottita di tritolo messa davanti all’uscita dalla partita per far saltare in aria i carabinieri di servizio e Spatuzza e il suo compare appostati sulla collinetta di Monte Mario che premevano disperatamente sul pulsante del detonatore e l’innesco non funzionò. A Torino ieri a premere disperatamente con le domande su Spatuzza per farlo esplodere secondo le aspettative generali era il procuratore generale, ripetutamente redarguito dal presidente della Corte d’Appello che non voleva sentir parlare di stragi e di deduzioni ma di fatti riguardanti strettamente il concorso in associazione mafiosa, il reato per cui il senatore Marcello Dell’Utri veniva processato (e i fatti storici, ammoniva il presidente, si verificano nel tempo e nello spazio e non nella mente di Spatuzza). E se l’esplosione è mancata, non è solo perché l’esplosivo di Spatuzza era fasullo e bagnato, ma anche perché la mano che premeva sul pulsante, le domande del pg, si è rivelata insicura e tremante.

Fallita l’esplosione, come quella volta del fallito attentato allo stadio Olimpico il problema per Spatuzza fu di come portar via l’auto con il tritolo inesploso, così ora il problema per i professionisti dall’antimafia, magistrati cronisti d’assalto e politici dei valori, è come battere in ritirata senza rimetterci completamente la faccia. Se c’era qualcuno per cui l’operazione poteva riuscire più agevole che per altri, questi erano i segugi della “Repubblica” che questa volta, a differenza del solito, erano stati incredibilmente prudenti e, piuttosto che soffiare sul fuoco, avevano consigliato a tutti, compresi i pm delle procure d’assalto, di non insistere troppo su questa storia delle stragi e delle bombe, argomenti poco confacenti e per niente credibili per un uomo dalla vita allegra come Berlusconi, e di buttarla piuttosto sui denari, sulla vecchia storia dei piccioli che la mafia avrebbe investito nelle televisioni del Cavaliere, magari approfittando delle vaghe allusioni che lo stesso Spatuzza aveva fatto a certe presunte vanterie dei fratelli Graviano circa loro investimenti in Canale 5: quella chiacchiera seduti ai tavolini del caffè Doney a via Veneto intorno al “tutto è andato a posto... ci siamo messi il Paese nelle mani”, questo poteva anche significare: che versati i piccioli al Cavaliere e concluso l’affare e divenuti soci e comproprietari delle televisioni, i fratelli Graviano pensavano, come lo stesso Berlusconi e insieme a lui, di poter conquistare l’Italia.

Invece, forse perché la delusione e lo sconcerto per il flop di Spatuzza sono stati troppo clamorosi anche per quelli che erano più scettici, “Repubblica” e i suoi segugi hanno reagito malissimo. Pur riconoscendo, a denti stretti, che quello nell’aula di Giustizia di Torino è stato un “happening mediatico, teatro un po’ noioso, spettacolo mediocre”, e che “incomprensibilmente in aula l’accusa non ha avuto voglia di approfondire” (povero pg, prende calci da tutte le parti), i segugi di “Repubblica” promuovono l’imbianchino di Brancaccio, quello che lo stesso Giuseppe Graviano chiama “il pittore delle pareti”, nientemeno che a “Boss” di Cosa Nostra e sposano alla fine anche loro, contraddicendo una mezza dozzina di precedenti articoli, la tesi che “Berlusconi e Dell’Utri sono i responsabili delle stragi del 1992-1993”.

Con un importante distinguo, tuttavia, che non farà affatto piacere a certi pm come Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato, che da più di un anno stanno lavorando al teorema della “trattativa” tra lo Stato e la mafia, per cui sarebbero stati i carabinieri fedifraghi del Ros a provocare la morte di Paolo Borsellino: “La morte di Falcone e l’assassinio di Borsellino - scrivono i segugi di “Repubblica” - non sono due iniziative distinte, separate da un doppio movente... Spatuzza disegna un’altra scena. La distruzione dei due magistrati è l’obiettivo di un piano che fin dall’inizio prevedeva anche la morte di Borsellino. Capaci, via D’Amelio nel 1992, le bombe in continente, nel 1993, sono tappe di una lucida e mirata progressione terroristica... L’omogeneità del progetto mafioso liquida l’oscura controversia intorno alla ‘trattativa’ avviata dagli ufficiali del Ros con Vito Ciancimino. Scioglie l’ipotesi che Borsellino sia morto perché, consapevole della trattativa dello Stato con i Corleonesi, vi si era opposto”.

Dalla padella nella brace. Nel tentativo di riparare in qualche modo al disastro dell’udienza di Torino e di spostare con cautela dal luogo della strage l’auto con l’esplosivo inesploso, come toccò allora a Spatuzza e compagni, i segugi di “Repubblica” recuperano la tesi di Berlusconi mandante delle stragi, da cui avevano preso nei giorni scorsi prudentemente le distanze, ma nel farlo affossano il castello di accuse pazientemente eretto dai pm della procura di Palermo contro il generale Mario Mori e gli altri ufficiali del Ros (e implicitamente contro quelli che sarebbero stati i loro politici di riferimento). E per gli inquirenti di Palermo e dintorni va anche peggio.

Proprio loro, i segugi di “Repubblica” che in tutti questi anni sono stati i più tenaci ammiratori ed estimatori e propagandisti dei professionisti dell’antimafia delle procure di Palermo e dintorni, li tradiscono e li scaricano con disperato pessimismo: “La magistratura - scrivono - non appare oggi padrona del gioco. Con una guida delle indagini frammentate in quattro procure (Firenze, Caltanissetta, Palermo, Milano) più la procura nazionale antimafia, la magistratura è testimone di una trama che non controlla, al più interpreta in attesa di vedere quali saranno le cose nuove che accadranno”. Devono essere veramente disperati e fanno persino tenerezza, e viene voglia di confortarli: abbiate fede, cari colleghi di “Repubblica”, vedrete che l’11 dicembre prossimo venturo, quando saranno sentiti dai giudici della Corte d’Appello del processo a Dell’Utri i fratelli Graviano, le cose andranno meglio. Ne riparliamo allora.





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12/8/2009 6:14 PM
 
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il “viola” è intonato per tristi litanie e tetre decorazioni al funerale del Pd


Mentre oltre il 77% degli italiani riconferma Silvio alla presidenza
del Consiglio con un consenso del 68% al suo Governo
... per almeno altri 3 anni e mezzo





... continua inesorabile lo sfascio del Pd ...

«Riuscirà oggi Bersalema a dare la sveglia ai pochi vip rimasti nel Pd?»




Il Pd di Bersani: «Un gruppo sbandato
incapace di opposizione e
tantomeno di governare»


Roma, 8 dic (Velino) - Un partito né di lotta né di governo, privo di un’identità. Così Luca Ricolfi sulla Stampa fotografa lo stato del Pd dopo la manifestazione di sabato degli internauti che si informano sulla base dei file diffusi dai disinformatori in servizio permanente effettivo nei social network e nei blog di una rete intasata dalle sputazzate di oggi e di ieri. Meno male che almeno Pierluigi Bersani non c’è andato. Ma Rosy Bindi e Dario Franceschini, benedetti da Walter Veltroni, c’erano. E non risulta che abbiano levato i tacchi quando la piazza ha applaudito quanti dal palco insultavano il premier accusandolo di aver consegnato il paese alla mafia. Slogan che delegittimano chi li pronuncia, ma anche chi non si dissocia se è presente quando vengono pronunciati. O quanti, pur non essendo presenti, tacciono. Come Bersani, appunto.

Un partito, insomma, che non riesce ad avere una linea neppure su una questione che dovrebbe essere dirimente. O di qua o di là. Gaspare Spatuzza, che per certa sinistra è ormai visto come un salvatore della patria, ha imbarazzato persino il presidente della Corte d’appello per le affermazioni prive di qualsiasi riscontro che ha fatto. E anche nel Pd dovrebbero aver pur letto il preoccupato monito di Luciano Violante che ha invitato a non dare comunque troppo credito a quanto diranno i fratelli Graviano, chiamati l’11 dicembre dalla stessa Corte a interloquire indirettamente con Spatuzza. Quei fratelli Graviano in galera dal 1994, l’anno della discesa in campo di Silvio Berlusconi. L’uomo che avrebbe dovuto consegnare il paese nelle loro mani, come avrebbero raccontato a Spatuzza pochi mesi prima di essere arrestati. Sputazzate, appunto.

Un partito, e un’opposizione, di governo, avrebbe fatto quadrato attorno al presidente del Consiglio, denunciando l’ennesima deriva di procure che hanno consentito a un criminale come Spatuzza di gettare fango sul governo in diretta mondiale - sono accorsi per seguire il processo le televisioni e i giornali di tutto il pianeta - e di delegittimare, soprattutto, e non ce n’era proprio bisogno, la magistratura italiana. E invece, né di qua né di là, né di lotta (e di piazza) né di governo. (Ma forse più di là con la piazza, con Di Pietro e con i soliti pm…).




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12/11/2009 3:16 PM
 
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il “viola” è intonato per le tristi litanie e tetre decorazioni al funerale del Pd



Mentre oltre il 77% degli italiani riconferma Silvio alla presidenza
del Consiglio con un consenso del 68% al suo Governo
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Il premier Silvio Berlusconi:
«Sovranità Leggi passata da Parlamento a Giudici
Sinistra esaurita e allo sbando»


(ASCA) - Bonn, 10 dic - Al ''partito dei giudici'' spetta ormai la sovranità sulle leggi, esautorando di fatto il ruolo principe che la nostra Costituzione assegna al parlamento. Silvio Berlusconi interviene a Bonn al congresso del Ppe e coglie l'occasione per rimproverare ancora una volta quei ''giudici di sinistra'' che intervengono ormai sempre più spesso nella vita politica del Paese. In Italia, ricorda Berlusconi, i pubblici ministeri non dipendono dall'esecutivo. Nella sinistra allora ''si è formato un partito dei giudici. Una sinistra allo sbando che ora cerca di avere ragione attraverso i processi''.

Nel nostro paese, continua Berlusconi rivolto alla platea di popolari europei, ''succede un fatto particolare. La Costituzione italiana dice che la sovranità appartiene al popolo. Il popolo vota ed elegge il parlamento. IL parlamento fa le leggi. Ma, è qui la novità, se le leggi non piacciono al partito dei giudici della sinistra - sostiene Berlusconi - questo si rivolge alla Corte Costituzionale. Una corte - sono ancora parole del premier - che da organo di garanzia si è trasformato in un organo politico che abroga le leggi fatte''. In sostanza, conclude Berlusconi, ''la sovranità è passata dal parlamento al partito dei giudici''.
Per questo motivo, il governo "sta lavorando per cambiare situazione anche attraverso una riforma della Costituzione"

"C'è una sinistra completamente allo sbando che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi calunnie - ha proseguito - Chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: 'Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?'". E in merito alla sua maggioranza parlamentare, il Presidente del Consiglio ribadisce che è "coesa e forte, con un premier super".



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12/11/2009 3:33 PM
 
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La manifestazione di sabato a Roma contro Berlusconi:
«Saremo 350 mila»

No-B.Day: ma la Rai nega la diretta al Tg3

Di Pietro accusa il Pd per la mancata concessione al telegiornale della Berlinguer: «Ci mettano faccia»


Antonio Di Pietro

(Insidefoto)

ROMA - La Rai ha detto no alla richiesta della direttrice del Tg3, Bianca Berlinguer, di trasmettere diretta e approfondimenti della
manifestazione «No-B Day», indetta sabato 5 dicembre a Roma contro Berlusconi
(«Saremo 350 mila con tante bandiere di colore viola», hanno detto gli organizzatori).

La diretta sarà trasmessa da Rainews24.
Antonio Di Pietro accusa il Partito Democratico per la decisione della Rai: «Se la dirigenza del Pd avesse accettato di metterci la faccia, oggi la Rai non avrebbe avuto il coraggio di dire no alla diretta.

Lancio un ramoscello d'ulivo ai dirigenti assenti per ripensarci», ha aggiunto il leader di Italia dei valori.
«Farà più rumore la loro assenza che l'umiltà di chi sta in seconda fila.
Ci appelliamo alla presidenza della Rai e alla commissione di Vigilanza per un ripensamento, altrimenti sarà la prova che il servizio pubblico segue due pesi e due misure».

BERSANI -
Pronta la replica del segretario Pd, Pier Luigi Bersani: «Se qualcuno mette il cappello» sulla manifestazione «fa un danno all'autonomia dei movimenti e alla speranza che loro siano un presidio alla difesa dei valori costituzionali.
Il Pd non è tentennante», ha aggiunto Bersani. «È rispettoso e in ogni caso, pur nel rispetto dell'autonomia dei movimenti, tanti nostri elettori e dirigenti saranno in piazza».


RIZZO NERVO - Il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo
ha giudicato «molto grave» la decisione di negare al Tg3 la possibilità di realizzare un approfondimento con dirette: «Lede i poteri e l'autonomia del direttore di testata.
Replicare che sarà gestita da Rainews24 è una grande ipocrisia, perché Rainews oggi è vista dal 30% della popolazione» sul digitale e sul satellite.

La mancata diretta della manifestazione «No-B Day» è un’occasione mancata per la Rai anche per Vincenzo Vita, commissario Pd alla commissione Vigilanza Rai.

PRESENZA PD - Saranno diversi però i dirigenti del PD che hanno assicurato la loro presenza alla manifestazione di sabato.
Tra questi l'ex segretario Dario Franceschini
,

mentre l'altro ex segretario, Walter Veltroni, ha annunciato che sarà presente «in spirito».
Italia dei valori, Rifondazione comunista e Comunisti italiani hanno dato il loro appoggio ufficiale.
Secondo gli organizzatori arriveranno a Roma in piazza S.Giovanni 700 pullman da 116 località, accolti da una rete di 250 volontari, oltre a quattro treni speciali. Il raduno in piazza è previsto per le 14, poi partirà il corteo.


Corriere della Sera - 03 dicembre 2009



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12/11/2009 3:34 PM
 
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In aula il prologo del No B-Day

Pietro Orsatti

PROCESSI.
Il 4 a Torino Spatuzza parlerà al processo Dell’Utri
e a Milano il processo Berlusconi su Mills.


Si gioca sul filo delle date e della definizione l’uso che verrà fatto delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. Perché da un lato, e su una parte delle sue dichiarazioni (in particolare quelle relative alla strage di via D’Amelio), Spatuzza può essere definito e sentito come “collaboratore” (anche se l’iter non è stato ancora concluso), dall’altro, sulle più discusse dichiarazioni relative al coinvolgimento di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi nella vicenda ancora oscura della presunta trattativa fra pezzi dello Stato e della politica con la mafia, Spatuzza non può essere sentito come collaboratore ma come “dichiarante”.

Per un fatto di date.
Perché le dichiarazioni rese dall’ex boss mafioso di Brancaccio su quest’ultima tranche sono state fatte dopo i 180 giorni previsti dalla legge (ha iniziato a parlare nel giugno 2008) per il percorso di accettazione della richiesta di entrare nel programma di collaborazione. Quindi, il 4 a Torino, Spatuzza parlerà come dichiarante, come semplice teste. Questo, per la difesa di Marcello Dell’Utri, può essere addirittura più pericoloso, perché le dichiarazioni potranno essere rese senza che vi sia l’assoluto bisogno di riscontro con altri pentiti. E si crea un precedente abbastanza particolare, perché siamo davanti a una “doppia” figura formale. Questo l’aspetto più inquietante, anche per il tipo di personaggio che è Spatuzza. Non un semplice pentito, quindi, ma qualcosa di più, di complesso, di ancora oscuro.

Spatuzza è davvero un uomo solo che decide di pentirsi e aprire un percorso personale di collaborazione con la giustizia o, come si inizia a sospettare,
è una sorta di portavoce di un pezzo della mafia, che usa le sue testimonianze e il peso di quello che dice e non dice come messaggi verso la magistratura e la politica?
E già si preannuncia il dibattito dei prossimi mesi con le dichiarazioni di Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl: «Come fa notare il Viminale, poiché Spatuzza ha iniziato a collaborare nel giugno 2008, sono utilizzabili le dichiarazioni rese fino alla fine dell’anno».
E se venisse sentito come semplice testimone?
Poi c’è la coincidenza di data fra l’udienza in cui parlerà Spatuzza a Torino nell’ambito del processo Dell’Utri e la prima udienza della tranche del processo Mills a Milano, che riguarda Silvio Berlusconi. Il 4 sarà una giornata campale in termini giudiziari. Da un lato Dell’Utri, dall’altro Berlusconi (che non sarà in aula).

E il 5 la manifestazione “No Berlusconi Day”,
che si annuncia imponente e che sta raccogliendo adesioni imprevedibili come quella emersa con le dichiarazioni di ieri di Ignazio Marino del Pd. «Bisogna sostenere e dare voce a quella parte di Italia che porta avanti idee che vogliono modernizzare il nostro Paese, e i blogger, organizzatori del No B-Day, ne sono una delle componenti più moderne - ha dichiarato Marino motivando la sua partecipazione alla manifestazione del No B-Day, a cui il Pd non ha aderito ufficialmente -. Quel popolo che ha lanciato la manifestazione è lo stesso popolo che ha sostenuto in gran parte la mia candidatura». Ancora un altro grattacapo per il segretario Bersani, che stretto fra un Di Pietro sempre più aggressivo e l’esigenza di trattare sulle riforme, avrebbe probabilmente evitato la sortita del suo ex rivale alle primarie.



Fonte: Terra - Mer, 02/12/2009 - 09:36








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12/11/2009 3:35 PM
 
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"Meno male che Gianfranco c'é"
- NON è UN ASSASSINO DI BAMBINI COME SPATUZZA L'ICONA DEL 'NO-B DAY' MA L'EX FASCISTA GIAN-MENEFREGO FINI!
- DI PIETRO: OGGI PRIMO GIORNO DELLA DEMOCRAZIA CHE VERRA'
- IL PRESIDENTE PD ROSI BINDI: "Qui non c'é un popolo di frustrati, ma di indignati"
- LA DIRETTA SULLA TV DANESE...


Ansa.it


E' giunto in piazza San Giovanni in Laterano in Roma il corteo No Berlusconi Day, partito da piazza della Repubblica. Ad accogliere i manifestanti sulla piazza già diverse migliaia di persone che stanno ascoltando la musica rock diffusa dal palco allestito sulla piazza. Mentre il sole sta tramontando sono centinaia le bandiere che punteggiano la folla:
da quelle rosse di Rifondazione Comunista e del quotidiano l'Unità, a quelle bianche di Di Pietro-Italia Dei Valori, si stanno man mano mescolando gli stendardi viola portati dagli esponenti della società civile che hanno scelto questo colore per rappresentare la loro non appartenenza politica.


1976 - Gianfranco Fini (24 anni) e Gorgio Almirante

Sulla piazza persone di tutte le età: tanti i giovani, ma tantissime anche le famiglie con bambini, le coppie di mezza età, gli anziani e gli immigrati. Quasi tutti indossano qualcosa di viola: sciarpe, maglioni, gilet o gonne e c'é anche chi, come qualche ragazza, è scesa in piazza completamente vestita di viola, dalle scarpe al berretto.


"Siamo 350 mila".
E' quanto affermano gli organizzatori in testa al corteo del No B Day, ormai quasi in vista di piazza San Giovanni in Laterano a Roma.
In testa al corteo un enorme striscione viola che recita 'Berlusconi dimissioni' e c'é anche un cartello che, facendo la parodia di una nota frase del premier, dice 'siamo il miglior corteo degli ultimi 150 anni'. "Si fa solo i c... suoi e a pagare siamo noi" gridano i manifestanti.

"Buffone, buffone". "Ladro e mafioso".
E' quanto scandiscono i manifestanti del No B Day a Roma che sono giunti ormai a via Merulana. Il gruppo più acceso, ammantato di viola - il colore scelto dai manifestanti che caratterizza la giornata - è quello che innalza un fantoccio con le fattezze del presidente del Consiglio.

Numerosi intonano cori: "Berlusconi a San Vittore"; qualcuno grida anche insulti in riferimento all'affare escort. In molti cartelli si elogia il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Meno male che Gianfranco c'é", recita uno slogan. Molti i riferimenti in positivo al capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ci sono anche dei manifestanti che si fanno fotografie vicino alle migliaia di manifesti sui muri del No B Day. Spesso il corteo, che procede comunque spedito, si ferma a saltellare al grido di "Chi non salta Berlusconi è".

Sono arrivati anche Nanni Moretti e Silvio Orlando ad assistere alla manifestazione a piazza San Giovanni, dove ha da poco finito di parlare Ascanio Celestini. Secondo Celestini, ''l'unico dato importante politico di questa giornata e' l'auto organizzazione, che da un po' di anni funziona in Italia come dimostrano anche i casi del no Tav e di Chiaiano''.

Per Celestini pero' le manifestazioni non bastano: ''E' vero che senza criminali al potere staremmo tutti meglio ma in questo paese anche se non ci fossero avremmo comunque una destra pericolosa e violenta e una sinistra invadente.
Quello che serve e' una prospettiva''


DI PIETRO: OGGI PRIMO GIORNO DELLA DEMOCRAZIA CHE VERRA' -
"Oggi è una giornata di democrazia partecipata dove il popolo viola viene a ricordare ciò che ha fatto e ciò che non ha fatto il governo Berlusconi e che lo vuole mandare a casa prima che faccia altro male al Paese".

Lo ha detto il leader dell'Idv Antonio Di Pietro a piazza della Repubblica a Roma partecipando al No B Day.

"Siamo un popolo senza bandiere e con tante bandiere - ha aggiunto - che oggi in riferimento all'agenda rossa di Borsellino vuole sapere chi ha voluto quelle stragi, chi ha trattato con la mafia e vuole una giustizia uguale per tutti e non persone che in Parlamento si fanno le leggi per non farsi processare.
Oggi è la prima giornata della democrazia che verrà". Riguardo al leader del Pd Bersani, Di Pietro ha sottolineato: "Questa non è una guerra tra onesti ma contro quello che riteniamo disonesto".

BINDI, QUI POPOLO INDIGNATO E NON FRUSTRATO -
"Qui non c'é un popolo di frustrati, ma di indignati". Lo ha detto Rosi Bindi, presidente del Pd, alla manifestazione del No B Day.
Bindi ha detto di essere presente alla manifestazione "per capire qualcosa di più di quello che abbiamo letto in questi mesi sul web".

"Quando le persone si incontrano c'é sempre un valore aggiunto, ed è molto positivo che qui ci siano molte persone, soprattutto giovani e donne che ancora hanno una capacità di indignazione e reazione rispetto alla vita del paese".
Bindi ha poi definito "superate" le polemiche interne al Pd sulla partecipazione alla manifestazione: "Il fatto che io sia qui, che sono il presidente, vuol dire che queste divisioni sono superate".


BOCCHINO E FINI, ALLEANZA REAZIONALE DI Emiliano Carli per Il Riformista


LA DIRETTA SULLA TV DANESE -
Il No B day trasmesso in diretta dalla Tv danese, oltre che da Rainews 24, Sky Tg24, Red Tv e You Dem.

Ad annunciarlo sono gli organizzatori della manifestazione, che rendono noti anche alcuni dettagli dell'iniziativa.
"Possiamo essere soddisfatti - ha detto Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori - del fatto che ci sarà la diretta di una rete televisiva pubblica nazionale: quella Danese.

Infatti abbiamo saputo che il canale televisivo pubblico della Danimarca ha deciso di mandare in onda non solo P.zza San Giovanni, ma seguirà tutto il corteo.
Una bella dimostrazione di democrazia nei confronti di chi - alla RAI - ha preferito non concedere la diretta TV.

Vorrà dire - conclude Mascia - che chi vorrà seguire la diretta in Italia dovrà collegarsi - via satellite - con la tv danese".
Per altro anche se nessuna rete Rai diffusa su segnale analogico seguirà la manifestazione,
lo farà Rainews 24, che va su satellite e digitale terrestre.



Ansa [05-12-2009]






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12/11/2009 6:08 PM
 
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il “viola” è intonato per le tristi litanie e tetre decorazioni al funerale del Pd


Mentre oltre il 77% degli italiani riconferma Silvio alla presidenza
del Consiglio con un consenso del 68% al suo Governo
... per almeno altri 3 anni e mezzo



... continua inesorabile lo sfascio del Pd ...




Il Cavaliere ribatte alle dichiarazioni del presidente della Repubblica
redarguendolo severamente sul rispetto del suo ruolo:
«Napolitano pensi al corretto uso giustizia»


Roma, 11 dic - Le preoccupazioni di Napolitano "dovrebbero essere per il corretto uso politico della giustizia contrario alla democrazia e alla libertà", e non per lo scontro tra le istituzioni. A sostenerlo è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che spiega: "Io non ho fatto nessuna accusa. Ho fotografato con serenità la situazione che tutti gli italiani informati, consapevoli e di buon senso, hanno chiarissima".

Aggiunge di non avere mai pensato al voto anticipato e ribadisce che la Costituzione è una legge 'vecchia' che va cambiata e che il clima negativo 'non dipende da noi ma da una sinistra allo sbando'. Poi con divertita ironia accenna al processo Dell'Utri: 'Ci sono state delle comiche anche con le dichiarazioni di Graviano che smentisce il pentito Spatuzza'.




Fonte -





continua ...



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Giuria Speciale



12/11/2009 7:37 PM
 
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Successo del No B. Day in simultanea in diverse città (anche all'estero!)





I manifestanti del No B Day in Pizza della Repubblica
(Ansa)




FotoGallery






e nel resto del mondo, Parigi, etc.








LA PROTESTA NATA SUL WEB
«No B day», l'onda viola
in piazza contro Berlusconi
Guerra di cifre per il corteo: «Siamo un milione», dicono gli organizzatori, «solo 90mila» ribatte la Questura


Venerdì è stato proiettato il film "la piovra" in piazza Esedra in attesa del «No B day»




ROMA - L'iniziativa è partita online ed è poi scesa in piazza.
All'appuntamento scaturito da un gruppo di blogger, sono giunte a Roma migliaia di persone provenienti da tutta Italia per dire "no" a Berlusconi e chiedere le sue dimissioni da presidente del Consiglio.
«Siamo un milione»
, dicono gli organizzatori, «solo 90mila» ribatte la Questura. Il tutto sotto il colore viola: magliette, sciarpe e cappelli del colore scelto per rappresentare il proprio dissenso nei confronti del governo Berlusconi.




IN PIAZZA - Giunto in piazza San Giovanni, il corteo lungo quasi due chilometri, ha trovato un palco, allestito di fronte alla basilica di San Giovanni, dal quale artisti, intellettuali, politici ed esponenti di associazioni hanno espresso il dissenso Mario Monicelli ha fatto un appello ai giovani:
«Chiedete uguaglianza, giustizia e diritto al lavoro.
Niente più di questo.
La libertà è già un'altra cosa».




Il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, ha preso la parola per dire: «Sono qui perché la mafia deve essere cacciata fuori dallo Stato, fuori dalle istituzioni. Sono qui perché Berlusconi deve farsi processare». Tra gli striscioni in piazza anche uno che recita «La migliore manifestazione degli ultimi 150 anni», parafrasando un'affermazione dello stesso Berlusconi.







Non solo Roma per il "No B Day"

e nel resto del mondo, Parigi, etc.






IL CORTEO - Il corteo si è mosso intorno alle 14, con un mega striscione di apertura con la scritta «Berlusconi dimissioni».
Tra le bandiere tenute in alto dal popolo del No B-day molte si richiamano ad alcuni partiti politici, come l'Idv, Sinistra e libertá, Verdi e Prc, ma se ne vedono alcune anche del Partito democratico. «Sta andando meglio di come ci aspettavamo» ha detto Gianfranco Mascia, uno dei principali organizzatori. E ha aggiunto: «chiediamo le dimissioni di Berlusconi innanzitutto per il suo bene e per consentirgli di difendersi meglio».
Molte le bandiere e i cori 'dimissioni dimissioni'. Molti sventolano una copia dell'agenda rossa di Paolo Borsellino


Il corteo in piazza San Giovanni

(Foto Omniroma)

INTELLETTUALI E ARTISTI - Hanno firmato l'appello «per difendere la libertà di espressione», considerato che «la conoscenza e il sapere sono un diritto inalienabile e non privatizzabile», decine di personaggi della cultura come Mario Monicelli, Dacia Maraini, Dario Vergassola, Roberto Vecchioni, Daniele Silvestri, e molti gruppi musicali come Almamegretta e Radici nel Cemento.

LE ASSOCIAZIONI - Esprimono il loro dissenso anche gruppi e associazioni, tra cui Libera, alcuni Coordinamenti dei precari della scuola, Articolo 21. Più complicata la "questione" politica. Sono in piazza Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, PdCI, Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi. Gruppi in polemica con il «finto fair play di alcuni settori dell'opposizione», che secondo gli organizzatori costituisce «un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori».




Il corteo del NoB Day a Barcellona




NEL PARTITO DEMOCRATICO -
Il "grande assente" alla mobilitazione è il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ma Rosy Bindi è presente. Aveva detto: «Parteciperò come tanti nostri militanti, dirigenti ed elettori del Pd, Sarò insieme a loro: devono sentirsi a casa loro nella piazza e nel Pd». «Come ha detto Bersani - ha poi detto la Bindi - tutti devono dare una mano a unire e non a dividere l'opposizione, per costruire insieme un progetto efficace di alternativa alla destra di Berlusconi». E sono in piazza anche alcuni "dissidenti", come Debora Serracchiani e Ignazio Marino.


La manifestazione di Parigi (Ap Photo)

PROTESTA ONLINE - Il network di protesta www.noberlusconiday.org ha sezioni web cittadine e aspirazioni internazionali, visto che dovrebbero essere organizzate manifestazioni parallele anche in 45 città del mondo, tra cui Londra, Barcellona, Amsterdam, Dublino, Parigi, Vienna, San Francisco, Montreal e Sacramento. «Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali- si legge nel testo dell'appello - Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte».

PRIMO EVENTO A SIDNEY - Il primo appuntamento del No Berlusconi Day si è svolto, per via del fuso orario, a Sydney. Cento-centocinquanta persone si sono riunite al grido di 'Berlusconi go intorno alle 13.00 (locali, le 4.00 in Italia) nella piazza davanti al consolato italiano per un raduno lanciato, sulla scia di quello di Roma, da gruppi di ragazzi sulla rete. Tra i partecipanti, in prevalenza giovani, alcuni italiani che lavorano in Australia e figli di immigrati. Ci sono stati brevi interventi, quasi tutti in inglese, che hanno sottolineato l'indipendenza della manifestazione da partiti politici. Una ragazza svedese ha voluto «condannare la mancanza di libertà di informazione in Italia» affermando che quanto succede in Italia è importante per tutta l'Europa. Alcuni dei partecipanti avevano foulard al collo o fazzoletti al braccio viola ed è stato inscenato un piccolo corteo dietro ad una bara di cartone ricoperta da un drappo viola con su scritto «Italia».
Gli striscioni andavano da «I love the Constitution not the prostitution» a «Too much viagra drives you crazy» (troppo Viagra fa impazzire).
Nei volantini anche una frase di Sandro Pertini:

«La politica deve essere fatta da chi ha le mani pulite».

I partecipanti hanno anche cantato l'inno di Mameli e dopo un'ora il raduno si è sciolto senza incidenti.








Fonte: Corriere della Sera - 04 dicembre 2009 (ultima modifica: 06 dicembre 2009)




La manifestazione di Milano in piazza Fontana
(Photoviews)






No B. Day a Londra










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12/11/2009 8:57 PM
 
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il “viola” è intonato per le tristi litanie e tetre decorazioni al funerale del Pd


Mentre oltre il 77% degli italiani riconferma Silvio alla presidenza
del Consiglio con un consenso del 68% al suo Governo
... per almeno altri 3 anni e mezzo



... continua inesorabile lo sfascio del Pd ...




E ora Di Pietro minaccia
scontri violenti in piazza


Roma, 11 dicembre 2009 - "Se il Governo continua ad essere sordo ai bisogni dei cittadini, si andrà allo scontro di piazza, e lì ci scapperà l’azione violenta se il Governo non si assumerà la responsabilità di rispondere ai bisogni del Paese". Lo afferma il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, intervenuto alla manifestazione della Cgil della scuola e del pubblico impiego.

LE REAZIONI - Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL, a proposito di un’azione violenta evocata dall’on.Di Pietro, dichiara quanto segue: "Adesso vediamo se a livello politico da parte del gruppo dirigente del Partito democratico e a livello istituzionale verranno prese le distanze da ciò che ha detto in modo irresponsabile, a proposito dell’azione violenta, l’on. Di Pietro".

"Le parole gravissime pronunciate oggi dal signor Di Pietro sono da irresposabile che scherza col fuoco. E` bene che tutti gli italiani, sia quelli che votano per il centrodestra sia quelli che votano per il centrosinistra, ricordino a lungo queste sue parole opache, minacciose e cariche di odio". Lo dice Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.




Fonte -







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12/12/2009 12:44 AM
 
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il “viola” è intonato per le tristi litanie e tetre decorazioni al funerale del Pd



Mentre oltre il 77% degli italiani riconferma Silvio alla presidenza
del Consiglio con un consenso del 68% al suo Governo
... per almeno altri 3 anni e mezzo








... continua inesorabile lo sfascio del Pd ...


il ministro Alfano bacchetta i soloni-vip sinistroidi










Continua ...





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