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Tv - Rai3, ancora uno scivolone

Last Update: 11/13/2019 7:07 PM
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10/29/2010 10:33 PM
 
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Blasfemia in fascia protetta





Rai, ancora uno scivolone
Umberto Folena - Massimo Iondini


Roma, 28 ott - Mercoledì scorso, Rai3, ore 20. Brodino, cotoletta e televisione nel tinello di milioni di italiani. Il giochino di Blob, fatto di abbinamenti stridenti dall’effetto comico e amarognolo, è noto. Talvolta è facile e palese, ad esempio quando alterna l’annuncio del confronto tra due politici rissosi, che notoriamente non se le mandano a dire, con i guantoni di Rocky e Ivan Drago, guerra fredda riscaldata sul duplice ring, quello del film, quello dello studio televisivo. Ma poi, alle 20.10, il giochino si fa al tempo stesso più colto, raffinato, violento. E insopportabilmente blasfemo.

Un estenuante e ballonzolante piano sequenza s’insinua tra camerini e studi del Grande Fratello; clima sovraeccitato, sorrisi esagerati, strilli e urletti, il trionfo dell’ipocrisia pacchiana; ma il sonoro è la voce di un attore (chi? da quale film? Blob non può rivelarlo, per non rovinare il giochino) con una lunga serie di invettive – ciascuna ha per inizio fuck, che non ha bisogno di traduzione – contro tutti: russi mafiosi, agenti di borsa, ebrei ortodossi, portoricani e dominicani, italiani dai capelli impomatati, negri di Harlem che non passano mai la palla, signore-bene, poliziotti corrotti e poi... ecco, poi anche i preti pedofili, la Chiesa pavida che li difenderebbe e lo stesso Gesù Cristo: «Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville».

Il contrasto tra immagini finte e luccicanti e frasi disperate è potente, non da minestrina, ma da amaro centerbe. Ti inchioda alla poltrona. Ma sono le 20.10, fascia protetta. L’invettiva è sottratta al contesto che le dava senso, perfino un senso paradossalmente "cristiano": nel film La 25ª ora di Spike Lee, Monty, interpretato da Edward Norton, sta parlando a se stesso davanti allo specchio di un bagno dove qualcuno ha scritto "fuck", e sfoga la sua rabbia, la sua disperazione, il suo grido... terminando con se stesso, maledicendo se stesso, perché in realtà è con la sua persona irrisolta che ce l’ha, è con se stesso che è chiamato a fare pace e quel Dio insultato è in realtà un Dio da cui non si sente ascoltato.

Ma il giochino di Blob consiste nel togliere un oggetto dal suo contesto collocandolo in un contesto del tutto estraneo. Chi è maturo e conosce bene il film forse apprezza, cento volte forse; tutti gli altri – diciamo 99 telespettatori su 100? – restano straniti, disturbati, offesi; bambini e ragazzi ricevono l’ennesima pessima lezione da un soggetto autorevole, qual è la televisione nelle case di innumerevoli italiani, nonostante anni e anni di dimostrazioni di inaffidabilità.

Questo è successo mercoledì sera non doveva accadere. Non doveva in assoluto, ma in particolare su una rete del servizio pubblico. Per portare fino in fondo un raffinato giochino intellettuale, Blob non si è minimamente preoccupato di rispettare le regole, alle quali evidentemente si sente geneticamente superiore. Le regole della fascia protetta. Le regole del buon gusto e del buon senso, la regola che ti dice: rispetta sempre la sensibilità della gente, non offenderla mai gratuitamente; perché si sa che la quasi interezza del pubblico, a quell’ora, non può possedere l’abilità critica per decodificare il giochino. Blob ha peccato di autocompiacimento («Oh, quanto siamo raffinati!») fregandosene dei destinatari della comunicazione, errore da principianti. Avrà buon gioco a replicare che il problema non è suo, ma di chi si sente offeso; e sarà un’ipocrisia che si aggiungerà all’altra, quella pacchiana del Grande Fratello, dove viene costruita una comunità di esibizionisti invitata a collaborare e fare amicizia, mentre l’obiettivo di ciascuno è far fuori tutti gli altri.

Blob – a sua volta una citazione da Blob fluido mortale, film del 1958 con remake del 1988 – potrebbe essere uno dei programmi più educativi della Rai. Forte della sua ispirazione colta – il situazionismo di Guy Debord e il suo La civiltà dello spettacolo, libro-bandiera di 40 anni fa – potrebbe smascherare con l’arma disarmata del sorriso ipocrisie, incongruenze, vanità, egocentrismi, sciocchezze, storture e brutture della televisione, educando per contrasto al bello e all’intelligente. Mercoledì sera l’ha fatta fuori del vaso. Non ha compreso che chiunque deve porsi un limite. Chiedere scusa sarebbe il minimo. Non lo farà, purtroppo, per l’eccessiva considerazione che ha di sé.

BORGOMEO (AIART): ADESSO QUALCUNO DEVE PAGARE
Questa tv pubblica dà sempre più l’idea di un’Italia allo sbando, con il suo quotidiano regredire rispetto ai naturali argini del buon senso e del buon gusto». È rammaricato e indignato Luca Borgomeo, il presidente dell’Aiart, associazione di telespettatori cattolici, all’indomani del grave episodio che ha visto protagonista "matrigna" Rai (nella fattispecie Raitre con il suo Blob), l’altra sera alle otto, quando molte famiglie italiane, genitori e figli, all’ora di cena hanno probabilmente il televisore acceso.

«Sul nostro sito – sbotta Borgomeo –, non senza disagio, abbiamo riportato testualmente le scurrili frasi trasmesse, che offendono i fedeli, la Chiesa e Gesù Cristo stesso. Stavolta non ci sono davvero parole. È un episodio intollerabile, perché coinvolge la tv pubblica, quella pagata col canone dai cittadini. Naturalmente l’Aiart si riserva di denunciare all’Autorità giudiziaria questa blasfema offesa ai sentimenti religiosi dei cittadini italiani e invita l’Authority per le Garanzie nelle comunicazioni, la Presidenza Rai e la Commissione di Vigilanza Parlamentare sulla Rai, a intervenire con urgenza, comminando sanzioni adeguate alla Rai, anche se le multe, alla fine, finiscono per pagarle i telespettatori-contribuenti». Borgomeo ricorda poi che oltre all’articolo 21 della Costituzione (che vieta «le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume»), «è il Codice Penale a vietare trasmissioni oscene, prevedendo sanzioni per i trasgressori». «Ma se le multe – sbotta – non le pagano i diretti responsabili, si sprofonda nell’impunità più totale. Un vero invito a trasgredire. E non si dica che siamo di fronte a satira o a liberali provocazioni. Magari! Qui siamo soltanto di fronte alla pura volgarità, alla mancanza di coscienza civile e di rispetto per i cittadini. Prima offesi e poi, in quanto contribuenti, costretti a pagare».

BLOB (27 OTTOBRE)
Sono circa le 20.11 di mercoledì sera. Su Raitre da Blob arriva un pugno nello stomaco ai telespettatori. Sul video scorrono le immagini di una puntata del Grande fratello ma l’audio è un durissimo monologo con ingiurie e bestemmie. Nessuno spiega da dove arrivino quelle parole. Nemmeno una scritta in sovraimpressione. Sono frasi e bestemmie contenute in un folle monologo del film La 25ª ora di Spike Lee. Frasi irripetibili sulla Chiesa, sui preti e persino su Gesù Cristo, oltre a una serie di insulti razzisti orrendi. Il tutto in prima serata, in piena fascia protetta e sul terzo canale del servizio pubblico. Non è la prima volta che la provocatoria striscia quotidiana di Raitre fa scandalo, ma stavolta ha passato il segno. Non c’è appello al diritto di satira che possa obiettivamente giustificare simili «trovate».

TERRA RIBELLE (26 OTTOBRE)
Raiuno, 26 ottobre, prima serata. La serie tv Terra ribelle firmata da Cinzia Th Torrini da qualche puntata appassiona quasi 7 milioni di casalinghe, abbagliate da un feuilletton romantico e banale al confronto del quale Elisa di Rivombrosa sembrava un capolavoro di Bergman. Quando all’improvviso, tra butteri maremmani e perfide contesse vengono piazzate ben due dettagliate scene di sesso bollente e uno stupro violento. Il tutto in piena fascia protetta, come protesta il Moige, alla faccia dei minori che magari pensavano di vedere un western all’italiana. L’associazione genitori denduncia anche la totale assenza di bollini rossi che almeno preavvertano le famiglie a casa. E in Rai che fanno? Il giorno dopo annunciano trionfanti l’ennesimo, triste, trionfo dell’auditel.

CHI L'HA VISTO (6 OTTOBRE)
Il 6 ottobre l’orrore va in onda in diretta su Rai3 in prima serata a Chi l’ha visto?. Mentre la mamma di Sarah Scazzi è in collegamento dal salotto dello zio della ragazza scomparsa, Federica Sciarelli legge un’agenzia stampa in cui si parla del ritrovamento di un cadavere. La giornalista annuncia così in diretta alla madre attonita l’uccisione della figlia, insistendo poi nei particolari terribili che emergeono dall’interrogatorio dello zio Michele Misseri. L’audience schizza alle stelle e apre la strada a un tele-cannibalismo ansioso di particolari macabri e morbosi: da quel momento ci si tuffano tutti, a partire dalle star del servizio pubblico: da Porta a porta a L’Arena, seguiti a ruota dai programmi-contenitore delle tv private per non parlare dei tg. Per fortuna qualcuno (come Matrix) dando spazio ad altri toni.


Fonte -




















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11/1/2010 2:21 PM
 
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Tv pubblica (Rai3): Blasfemia in fascia protetta



Bestemmie, razzismo, pornografia, sudiciume, eccetera A «Blob»




Ora la Rai chiede scusa
Giogio D'Aquino


Roma, 1 nov - Quando si sbaglia c’è una sola cosa corretta da fare ed è ammettere l’errore, chiedere scusa», fa sapere in una nota Paolo Ruffini, direttore di Raitre, dopo che ieri Avvenire aveva denunciato l’impatto blasfemo e razzista della puntata di Blob di mercoledì scorso. E dopo le scuse, con onestà intellettuale, Ruffini ha aggiunto che l’altro comportamento corretto è «operare in modo che quanto avvenuto non abbia a ripetersi, senza per questo pensare di avere la regola dell’infallibilità».

Ancora: «Questo – va avanti Ruffini – è quello che come direttore di Raitre ho il dovere di fare». Considerando Blob «un programma intelligente, irriverente, geniale a volte, sempre spiazzante», però «non è mai intenzione di Blob offendere qualcuno o non rispettare regole e sensibilità», tuttavia «gli errori vanno ammessi. Il finale di mercoledì scorso conteneva un monologo del film di Spike Lee La 25a ora» con la sua lunga invettiva, che però – secondo il direttore di Raitre – «né nel film né in Blob avrebbe voluto mai essere interpretata con una bestemmia. Ma siccome sono state ferite sensibilità che meritano rispetto, è stato comunque un errore. gli errori si commettono e bisogna avere il coraggio di ammetterli. Ne ho parlato con Enrico Ghezzi, che concorda con me». Infine la difesa del programma di Ghezzi: «A chi però dovesse ritenere Blob un problema della tivù italiana, o pensare che un errore possa cancellare una storia, credo sia giusto ricordare sommessamente che, semmai, da quando esiste, Blob ha sempre esercitato una funzione di critica della tv più corriva».

Tuttavia l’indignazione è stata forte. «Nel caos che regna nella Rai, le regole saltano quasi automaticamente», annota Giorgio Merlo, deputato Pd e vicepresidente della commissione di Vigilanza, che definisce Blob di mercoledì «uno spettacolo semplicemente blasfemo», ma che sottolinea come anche la fiction Terra ribelle abbia avuto «immagini poco compatibili con la cosiddetta “fascia protetta”». E nel Pd manifesta grande “sopresa” anche il vicepresidente della Commissione Affari Europei, Enrico Farinone: «Apprendo da Avvenire e dall’Aiart con stupore che mercoledì alle venti sono andate in onda bestemmie e insulti a Blob. È il segno di un degrado del servizio pubblico che non può essere sottovalutato. Non penso che nel resto d’Europa succeda altrettanto».

Luca Volontè, Udc, va anche oltre: «Non meno scandaloso» della puntata di Blob è che «a denunciare il fatto, avvenuto mercoledì scorso, sia stato Avvenire, segno di una totale assenza di monitoraggio della fascia protetta. Bestemmie, insulti razzisti, trivialità, fiction dai contenuti pornografici: la Rai sta davvero toccando il fondo». Ed è offesa anche l’Upc: «In tv si vede e si sente di tutto, ma che a Blob vadano in onda bestemmie in piena fascia protetta è assurdo e incivile», spiega il segretario nazionale dell’Unione popolare cristiana Antonio Satta (segretario della Vigilanza durante il governo Prodi): «Gli autori di Blob hanno solo minimamente cercato di capire quanti bambini erano davanti alla tv all’ora in cui è andato in onda il programma?».

Ma c’è anche chi minimizza: «La risposta civile fornita da Ruffini e da Ghezzi dovrebbe chiudere le polemiche – manda a dire in una nota il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti – anche perché sarebbe sbagliato non ricordare che proprio Blob ha svelato con ironia gli orrori della televisione. Ci auguriamo che la campagna contro la bestemmia in televisione si estenda ora alla lunga sequela di bestemmie arrivate da Avetrana». Anche il capogrupopo Udc in Commissione di Vigilanza, Roberto Rao, getta acqua sul fuoco: «Ammettere gli errori e chiedere scusa come ha fatto Ruffini, non è segno di debolezza, al contrario è un comportamento da persona seria, rispettosa del proprio ruolo, dei suoi doveri e consapevole del delicato lavoro che svolge chi opera nel servizio pubblico radio–televisivo».


Fonte -



















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11/12/2010 10:05 PM
 
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I soliti blitz della pseudo-cultura sinistroide di Rai3





anche la presenza di un Vendola, ospite del programma lunedì scorso,
non ci sarebbe dovuta essere




I vertici Rai: no ai politici
al programma di Fazio e Saviano


Roma, 12 nov - No alla presenza di politici a "Vieni via con me", il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano in onda il lunedì in prima serata su Raitre. Il vicedirettore generale della Rai Antonio Marano, sentito il direttore generale, Mauro Masi, ha inviato - a quanto si apprende - una nota di servizio al direttore di rete Paolo Ruffini evidenziando che la presenza di politici nella trasmissione non era prevista nella Scheda Prodotto Programma.

Tale partecipazione inoltre - si fa notare - risulta in contrasto sia con la direttiva del direttore generale dello scorso mese di agosto, sia con la direttiva della commissione di Vigilanza del marzo del 2003 che con quella del precedente dg, Claudio Cappon, del gennaio del 2009.

Marano ha inoltre ricordato che anche la presenza del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite del programma lunedì scorso, non ci sarebbe dovuta essere. Pertanto la direzione generale ha invitato Ruffini ad attenersi alle disposizioni vigenti.

Continua ...

Fonte - - da "Avvenire"




















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11/13/2010 10:52 PM
 
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I soliti blitz della pseudo-cultura sinistroide di Rai3




il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, on Sandro Bondi:





"Fazio-Saviano occasione sprecata"


(ANSA) - Roma, 13 nov - 'Fabio Fazio e Roberto Saviano avevano almeno avuto il merito di lanciare una trasmissione di cultura, pur con un carattere di protesta civile esplicitamente schierata, il mio rammarico e' che hanno malamente sprecato un'occasione nuova e promettente'.

Cosi' il coordinatore del Pdl sul programma 'Vieni via con me'. Per il titolare della cultura i due conduttori si sono 'buttati a capofitto nello scontro politico e lasciandosi trascinare nel gorgo della politica militante'.



Fonte -



















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12/11/2010 10:27 PM
 
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I soliti blitz della pseudo-cultura sinistroide di Rai3
























































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12/18/2010 1:59 PM
 
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I soliti blitz della pseudo-cultura atea e sinistroide di Rai3



per una sana CULTURA DELLA MORTE promossa
da atei, omosessuali, anticattolici, mass media laicisti, eccetera






Spot pro-eutanasia su Rai3:
tutti contro i radicali

Redazione

I radicali sono riusciti a fare andare in onda lo spot pro-eutanasia. Lo spot, prodotto in Australia e tradotto in italiano dall'associazione Luca Coscioni, è stato trasmesso su Rai Tre all'interno del programma Dieci minuti di...programmi dell'accesso, dedicato al mondo dell'associazionismo, che oggi ospitava l'associazione radicale.

Nei dieci minuti di programma, il segretario, Marco Cappato, ha svolto azione promozionale nei confronti dell'attività dell'associazione. Al termine degli interventi di esponenti radicali, da Maria Antonietta Coscioni a Mina Welby, è stato trasmesso anche lo spot dichiaratamente pro-eutanasia. Trenta secondi circa, in cui un malato terminale chiede al governo di avere libertà di scelta riguardo la propria fine.

LE REAZIONI
Il governo «opera con coerenza a tutela della vita, di qualunque vita come di qualunque fase della vita. E su questo discrimine non possono che definirsi alleanze o contrapposizioni». Lo afferma il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi, con la delega del Consiglio dei ministri per il coordinamento delle politiche in materia di bioetica, commentando lo spot pro-eutanasia messo in onda su Rai Tre. Lo spot, continua Sacconi, «evidenzia il livello del conflitto politico e culturale sui temi antropologici». «Dall'inizio alla fine di vita, passando per la protezione delle fragilità umane e considerando in generale il rapporto tra ricerca ed etica - conclude Sacconi - si è definita un'agenda che inesorabilmente impegna la politica e le istituzioni».

«Lo spot dei Radicali sull'eutanasia trasmesso da Raitre è un vero golpe mediatico. Si sta "pubblicizzando" un atto illecito come qualsiasi prodotto commerciale». Lo sostiene Luca Borgomeo, presidente dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart. «Forse andrebbe anche rivista la logica degli spazi autogestiti - continua Borgomeo - Troppo spesso hanno una caratterizzazione politica e non accolgono tutte le opinioni».

Lo spot dei radicali a favore dell'eutanasia, trasmesso su una rete del servizio pubblico nello spazio dedicato alle associazioni, «dimostra ancora una volta con chiarezza che è in corso una campagna politica, prima che ideologica, per introdurre l'eutanasia nel nostro Paese». Lo sostiene il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. La stessa campagna, sottolinea il sottosegretario, «cui abbiamo assistito nel corso della trasmissione su Rai 3 di Fazio e Saviano, Vieni via con me, durante la quale lo spazio sulla televisione pubblica è stato concesso soltanto alla propaganda pro-eutanasia mentre la possibilità di avere voce è stata negata a chi si occupa quotidianamente dei più fragili».

«La Rai deve intervenire perché uno spazio pubblico dedicato al sostegno delle associazioni è stato usato per fare una proposta in dissenso esplicito con l'attuale ordinamento italiano che proibisce e condanna l'eutanasia». Così Paola Binetti, deputata dell'Udc. «Uno spazio pubblico - aggiunge Binetti - è stato usato per ferire i principi e lo stesso codice italiano, e immagino che i radicali si fossero ben guardati dal dire di cosa avrebbero parlato, sapendo che altrimenti quello spazio non sarebbe stato concesso. Un vero abuso di fiducia». «Stanno facendo di tutto, usando tutte le situazioni, dal piano esistenziale, a quello della comunicazione, e delle iniziative a sostegno delle associazioni - conclude Binetti - per promuovere qualcosa che non solo il nostro codice condanna, ma anche la sensibilità della maggioranza degli italiani. Voglio vedere se stavolta la Rai saprà concedere subito uno spazio anche a tutte le associazioni pro-life che propongono il messaggio opposto».

«Dopo aver visto proporre una palese propaganda dell'eutanasia, che rimane un atto illecito, all'interno di uno spazio della rete pubblica nazionale, sollecitiamo ancora una volta la Rai affinché dia uguale voce tutti coloro che chiedono garanzia di assistenza e cura per chi, pur in condizione di massima fragilità, si batte per riaffermare il diritto a vivere». Questa l'istanza dell'Associazione Scienza e Vita.

Sulla vicenda interviene anche il Movimento per la Vita, per il quale lo spot trasmesso dai Rai Tre «è solo l'ultimo episodio (in ordine di tempo) di una strategia eutanasica che mira, complici diversi mezzi di comunicazione, a propagandare la dolce morte». Il Movimento per la vita «denuncia e stigmatizza con forza questa massiccia campagna che continua da mesi nell'indifferenza di molti». E auspica che "le autorità di vigilanza della Rai possano attivarsi con tempestività per fare chiarezza su quanto accaduto».

«Da cattolici non possiamo condividere l'atteggiamento tenuto oggi da alcuni esponenti del partito radicale che hanno utilizzato la spazio che Rai Tre dedica alle associazioni per promuovere uno spot pro eutanasia. È stato un gesto che condanniamo in quanto "esagerato" e che viola i principi del nostro ordinamento. A questo punto speriamo che la Rai intervenga per assicurare i dovuti spazi a tutte quelle associazioni che promuovono la vita». Lo dichiarano in una nota Antonio Buonfiglio, Aldo Di Biagio e Claudio Barbaro, deputati di Futuro e Libertà per l'Italia.



Fonte -




















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1/20/2011 11:38 AM
 
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La Tv (Rai 2-3) faziosa del “giornalismo” ateo-laicista
… ipocrisia e non contradditorio dei san toro, fazio/littizzetto, floris &Co



a proposito della metodica prepotenza di certa subcultura di Rai2/Rai3
gestita con l'ipocrisia dei furbastri f&l, e di altri boriosi showmen






Falsità anti-Papa
La Rai tollera?

Nicola Bruni, Roma - scrive ad "Avvenire" - Caro direttore, ancora una volta, domenica 16 gennaio, nel programma televisivo di Fabio Fazio, la solita Luciana Littizzetto ha falsificato una dichiarazione del Papa pur di sbeffeggiare il Santo Padre, vicario di Cristo in terra. Come tutte le persone correttamente informate dai tg (anche della Rai) sanno, il Papa non ha detto che «l’educazione sessuale è contraria alla fede cattolica», ma nel recente discorso al corpo diplomatico ha parlato di «minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione». Il conduttore Fazio, pur sapendo – da persona informata – che Littizzetto mentiva sul Papa, non l’ha corretta, anzi le ha detto: «Brava!». È così che, da una trasmissione del servizio pubblico, alla 'Caritas in veritate' predicata da Benedetto XVI si risponde seminando 'odium in falsitate'. Purtroppo, come si è già visto, è inutile chiedere a Fazio di cambiare registro.

Simone Hegart - scrive ad "Avvenire" - Caro direttore, assistiamo in questi giorni a una manipolazione del pronunciamento del Papa sulla educazione sessuale, in particolare nelle trasmissioni di Corrado Augias “Le storie” e di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Nell’edizione di domenica sera di quest’ultima sono state dette cose gravissime e offensive. È stato detto che si vuol negare ai ragazzi di sapere come nascono i bambini, e non si è affatto detto che il Papa aveva solo chiesto la non imposizione di certi corsi di educazione sessuale, contrari alla fede, ma anche al buon senso. Sappiamo tutti che in alcuni Paesi, spesso durante le lezioni di educazione sessuale vengono distribuiti anticoncezionali e pillole abortive senza informare i genitori. È necessario protestare contro queste manipolazione della verità, che ormai sono usuali su molti media. I telespettatori hanno il diritto di sapere cosa dice realmente il Papa.

risponde direttore "Avvenire" - Le chiamano “libera satira” e “tv intelligente”, gentili amici lettori, e a volte non a torto. Ma assieme a voi devo constatare ancora una volta che troppo spesso, quando c’è da parlare della visione cristiana della vita e delle relazioni tra gli esseri umani, quando c’è da richiamare ciò che la Chiesa e gli uomini di Chiesa dicono a questo proposito, la “libera satira” e la “tv intelligente” si rivelano sconsolanti contenitori di insulti alla verità delle parole e dei fatti. Gli episodi che citate – che giustamente suscitano la vostra amara indignazione e che hanno già ispirato diversi commenti sulle nostre pagine – sono purtroppo solo gli ultimi di una sistematica disinformatzja sulle affermazioni del Papa a proposito della imposizione a ragazzi e famiglie di alcuni Paesi europei (Spagna in primis) di un’educazione sessuale di Stato. Disinformatzja che nel caso del programma di Augias è stata propinata con ben sperimentata (e ormai un po’ fastidiosa) retorica, mentre nel caso di “Che tempo che fa” è stata furbamente condita di risate (diventando così persino più vischiosa e maligna). La sostanza naturalmente è la stessa: pura e semplice disinformazione. E l’unica spiegazione logica della lampante caricatura della riflessione e dell’allarme di Benedetto XVI è che si vuol togliere senso e dignità – a questo, alla fin fine, servono le caricature – a un insegnamento controcorrente, che gruppi di pressione culturale e politica (abbinati a potenti interessi) vedono come il fumo negli occhi e intendono osteggiare nel modo più radicale. La Chiesa, all’interno della sua visione integrale della persona umana, propone l’educazione sessuale come “educazione all’affettività” e alla comprensione piena del ruolo dell’uomo e della donna nel Creato. Altri perseguono invece la riduzione dell’educazione sessuale a una dimensione pseudo–tecnica e meccanica (apparentemente «neutra», appunto) come se fosse possibile limitarsi alla didattica (o, come è stato ben detto, all’«ammaestramento») del rapporto sessuale e se la priorità fosse “liberarlo” dalle sue “implicazioni” (di qui l’enfasi su contraccezione e aborto). Non riesco proprio a capire perché il servizio pubblico radiotelevisivo possa essere trasformato in ulteriore e potente megafono di quest’ultima campagna, delle posizioni che pretende di dare per acquisite e delle falsificazioni e mistificazioni che opera. Povera Rai... Ma, caro signor Bruni e caro signor Hegart, non siamo affatto costretti a subire tutto questo senza protestare. E possiamo, almeno, usare del nostro potere di scegliere di vedere o non vedere certi “spettacoli”. L’esercizio della libertà di telecomando non assolve di certo la Rai dal suo dovere – dovere, ripeto – di garantire quantomeno la non deformazione del pensiero e delle parole di chiunque, e – a maggior ragione – di quelle del Papa, ma assolve noi dall’obbligo dell’inchino nei confronti dei signori della tv falso–buonista.



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Ormai tutto è concesso. quindi nessuna sorpresa
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